Un dipinto a olio: in primavera il ciliegio si erge in una schiuma bianca di fiori, che appaga l’occhio e promette un raccolto senza precedenti, ma in estate si possono contare le bacche sulle dita sotto l’albero.
I giardinieri peccano di gelate, di meteo, di parassiti, ma il più delle volte il problema risiede nella banale mancanza di impollinazione incrociata, riporta il corrispondente di .
La maggior parte delle varietà di ciliegio sono autofertili, cioè senza un impollinatore vicino di un’altra varietà non fruttificheranno, non importa quante api volino in giro.
Dopo aver piantato un albero, anche il più elitario, si possono aspettare anni per un raccolto e non aspettare, dando la colpa di tutto al negozio che ha venduto la piantina.
La soluzione è semplice: piantare almeno due varietà diverse con le stesse date di fioritura una accanto all’altra, in modo che il polline venga trasferito da una all’altra.
Se l’appezzamento è piccolo, si può innestare una talea di un’altra varietà nella chioma di un albero esistente e il problema si risolverà da solo.
C’è anche un’altra ragione: i ciliegi ingrassano con i fertilizzanti azotati, accumulando un’enorme massa verde a scapito della fruttificazione.
Allora bisogna smettere di concimare con prodotti organici e applicare potassio e fosforo per far passare la pianta dalla crescita delle foglie alla formazione delle gemme da frutto.
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