Viviamo in un’epoca di totale trasparenza, in cui chiunque può entrare nel letto di qualcun altro attraverso lo schermo di uno smartphone.
Foto perfette, viaggi romantici, dichiarazioni d’amore a lume di candela: tutto questo forma nella testa una falsa immagine di come dovrebbero essere le cose, riferisce un corrispondente di .
Il problema è che questa bella immagine nasconde sempre litigi, stanchezza, finestre non lavate e bollette comuni. Semplicemente non si accetta di metterlo in rete e si crea l’illusione che tutto sia perfetto per tutti tranne che per noi.
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Quando paragoniamo le nostre relazioni a quelle di qualcun altro, stiamo confrontando il nostro backstage con il palcoscenico di qualcun altro. Prendiamo il peggio della nostra vita e lo paragoniamo al meglio di quella di qualcun altro, condannandoci a perdere.
La via d’uscita da questa trappola passa attraverso un’azione semplice ma che richiede disciplina: smettere di guardarsi intorno. Non nel senso di smettere di notare gli altri, ma nel senso di fare delle proprie relazioni l’unico punto di riferimento.
È importante rendersi conto che non esiste un unico standard per una famiglia felice, così come non esistono impronte digitali identiche. Ciò che funziona a casa del vostro vicino può rovinare la vostra casa e viceversa: le vostre stranezze possono essere l’invidia di qualcun altro.
La felicità non si misura dal numero di like sotto una foto insieme o dalla frequenza delle confessioni sui social media. Si misura dalla faccia con cui chiudete la porta del vostro appartamento quando nessuno vi vede.
E quando l’attenzione si sposta dall’esterno all’interno, accade una cosa straordinaria: le relazioni smettono di essere un lavoro di pubbliche relazioni. Diventano semplicemente vita, con tutta la sua imperfetta ma nativa bellezza.
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