C’è un detto: “Non puoi prendere un passero quando vola via”, e c’è molto di più vero di quanto sembri.
Alcune cose dette con rabbia o per offesa non possono essere rimangiate, anche se poi ci si scusa cento volte, riferisce il corrispondente di .
Perché il perdono non è un bottone che si preme e tutto è dimenticato, è un lungo viaggio che si può non percorrere. Potete dire “mi dispiace”, ma negli occhi del vostro partner rimarrà per sempre l’ombra delle parole che gli avete lanciato.
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Particolarmente pericolosi sono i colpi alla ferita stessa, a quei segreti e a quelle debolezze che lui ha affidato solo a voi. Quando usiamo la vulnerabilità dell’altro come arma in un litigio, tradiamo non solo la fiducia, ma anche l’essenza stessa dell’intimità.
Il limite oltre il quale è troppo tardi per rimediare a qualcosa arriva non dopo un atto, ma dopo una serie di atti. È come versare acqua su una pietra: all’inizio non si nota nulla, ma poi appare una crepa che distrugge tutto.
È importante imparare a sentire questa linea, a percepire il momento in cui le vostre parole non causano solo dolore, ma una ferita irreparabile. In questo momento è meglio stare zitti, uscire, calmarsi, ma non picchiare la persona che si ama.
Certo, si può vivere in una perenne modalità “mi dispiace-non-lo-ho-fatto-perché”, ma è come camminare in un campo minato. Prima o poi una delle mine esploderà in modo tale che non potrete raccogliere i pezzi.
L’amore è anche assumersi la responsabilità del proprio linguaggio, delle proprie emozioni, delle proprie azioni. E se non affrontate questa responsabilità, un giorno potreste scoprire che non c’è nessuno a cui chiedere perdono.
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