La frequenza del consumo di carne per evitare l’anemia: i consigli di un ematologo

La moda del vegetarianismo e delle giornate di scarico ha portato molte persone a ridurre al minimo il consumo di carne, considerandolo un passo verso la salute.

Ma gli ematologi lanciano l’allarme: l’anemia da carenza di ferro è diventata un’epidemia tra le giovani donne, e la causa principale è il rifiuto delle proteine animali, riferisce un corrispondente di .

Il ferro è di due tipi: il ferro ematico della carne e il ferro non ematico delle piante.

Il primo viene digerito dal 25-30 per cento, il secondo solo dal 5-10, e per ottenere il tasso giornaliero di grano saraceno e mele, è necessario mangiarli in bacini, il che è fisicamente impossibile, soprattutto con una maggiore perdita di sangue nelle donne.

Gli ematologi sottolineano: molte persone considerano i primi sintomi dell’anemia – debolezza, pallore, perdita di capelli e unghie fragili – come stanchezza e stress.

Le persone si recano dal medico quando il corpo è così esausto da svenire, e devono ricorrere a farmaci pesanti per ripristinare il ferro per mesi.

L’anemia è particolarmente pericolosa per le donne in gravidanza, perché il feto prende il ferro dalla madre. Se le scorte si esauriscono, il bambino continuerà ad assumere il suo, ma la madre rimarrà con una grave carenza che influisce sulla salute delle ossa, del cuore e del cervello per il resto della sua vita.

I nutrizionisti consigliano di mangiare carne rossa almeno due o tre volte alla settimana, abbinandola a verdure ricche di vitamina C.

Peperoni o pomodori in un pasto con la carne aumentano di molto l’assorbimento del ferro, mentre tè e caffè bevuti subito dopo il pasto ne bloccano l’assorbimento.

Naturalmente è possibile vivere senza carne, ma in questo caso è necessario un monitoraggio costante delle analisi e una scelta competente degli integratori sotto la supervisione di un medico.

È impossibile scegliere da soli il dosaggio del ferro: un sovradosaggio è pericoloso quanto una carenza, ed è ancora più difficile da trattare, con rischi per il fegato e il cuore.

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