Chiunque abbia provato a perdere peso ha notato uno strano schema: non appena si presenta un periodo difficile sul lavoro o nella vita privata, tutta la forza di volontà scompare e la mano si allunga verso il cioccolato.
Non si tratta di debolezza di volontà, ma di pura fisiologia, e gli endocrinologi hanno studiato a lungo questo meccanismo, riferisce il corrispondente di .
Quando una persona è cronicamente stressata, le ghiandole surrenali rilasciano nel sangue il cortisolo, un ormone che nell’antichità aiutava i nostri antenati a sfuggire alle tigri dai denti a sciabola.
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Nel mondo moderno, il cortisolo non trova sfogo nell’attività muscolare e comincia a lavorare contro di noi: richiede energia rapida sotto forma di glucosio, che è più facile ottenere da dolci e grassi.
Le ricerche confermano che il cortisolo alto blocca l’azione dell’insulina, facendo morire di fame le cellule quando lo zucchero nel sangue è eccessivo.
Di conseguenza, la persona mangia, ma l’energia non va ai muscoli, ma viene immediatamente immagazzinata come grasso, soprattutto nella zona addominale, perché le cellule di grasso viscerale hanno recettori per il cortisolo.
I nutrizionisti sottolineano: in uno stato di stress, qualsiasi dieta è inutile finché non si normalizza il sonno e si riduce l’ansia. Per prima cosa bisogna riordinare la testa, adeguare il regime, magari bere magnesio e solo dopo pensare al deficit calorico, altrimenti il crollo è inevitabile e biologicamente programmato.
I gastroenterologi aggiungono che lo stress modifica il microbioma intestinale, distruggendo i batteri benefici e favorendo la moltiplicazione di quelli che richiedono zuccheri e cibi grassi.
È un circolo vizioso: i nervi uccidono la microflora, la microflora richiede cibo spazzatura, il cibo spazzatura aumenta lo stress dell’organismo.
Quindi, invece di un’altra dieta durante un periodo difficile, vale la pena di permettersi di mangiare con calma, ma di aggiungere passeggiate e sonno.
Quando il cortisolo è normale, l’eccesso se ne andrà da solo, senza fare violenza a se stessi, e questo sarà confermato da qualsiasi medico che si occupa di disturbi alimentari.
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