La manipolazione raramente si presenta allo scoperto, con urla e richieste, ma è sempre vestita con gli abiti della cura e dell’amore.
“Sono così preoccupato per te” può significare “controllo ogni tua mossa”, e “vuoi che io sia felice” può significare “fai come dico io”.
La cosa più pericolosa della manipolazione è che è invisibile, si inserisce nella vita quotidiana come una norma, come un modo di comunicare. Si comincia a sentirsi in colpa senza un motivo, a giustificarsi senza pretese, a vivere secondo i desideri degli altri, dimenticando i propri.
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Un manipolatore non parla mai direttamente, accenna, sospira, si offende, tace per suscitare in voi la reazione desiderata.
Non chiede, crea una situazione in cui sta a voi indovinare e offrire ciò di cui ha bisogno.
La psicologia identifica diverse tecniche classiche: il senso del dovere (“ho fatto tanto per te”), il senso di colpa (“mi fai male al cuore”), il confronto (“la mia amica ha un marito”). Tutte hanno lo stesso obiettivo: farvi fare qualcosa che non volete fare.
Una persona manipolata perde gradualmente il contatto con se stessa, smette di capire cosa vuole. I suoi desideri vengono sostituiti da quelli di qualcun altro, i suoi confini vengono cancellati, la sua personalità si dissolve nei bisogni del partner.
La via d’uscita dalla manipolazione inizia con una semplice domanda: cosa voglio ora, non lui, non lei, non la mamma, non la suocera? E con la capacità di dire “no” senza spiegazioni, perché il vostro “no” non richiede giustificazioni.
Le relazioni sane sono costruite sul rispetto, dove le richieste sono fatte direttamente e i rifiuti sono accettati con calma. Dove non c’è spazio per i giochi di supposizione e per i sensi di colpa, c’è spazio per una vera intimità.
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